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Mulini ad acqua a San mango C.to (Sa)

Mulini ad acqua del 13 secolo


La via dei Mulini
San Mango C.to piccola frazione del comune di sessa C.to. Ci troviamo nel parco nazionale del cilento e vallo del Diano. Un territorio ricco di storia, tradizione e sapori.
La piccola frazione viene anche soprannominata il paese delle fresche sorgenti. Il paese è sicuramente piu' antico di come le carte storiche documentano. Risale al 994  d.c. il primo documento in cui i Principi di Salerno, confermavano a Giovanni e Guaimario, al monastero di San Mango, possedimenti e diritti.
Col tempo il paese si estese lungo le falde settendrionale del Monte Stella, e furono creati altri mulini come quello che andremo a vedere. Ecco il nome della Valle dei Mulini ad acqua, un bellissimo esempio di tecnologia rurale.  Seguendo le rive del torrente Sorrentino è stato costruito un percorso; una via dell'acqua e del grano che parte dalla frazione di San Mango c.to fino a valle dove il corso d'acqua  sfocia nella Fiumara, affluente del fiume Alento.

Il Mulino ad acqua



La tecnologia piu' diffusa nelle aree di montagna, usata fino alla completa sostituzione con impianti ad energia elettrica, negli anni 50, erano i mulini ad acqua ad alimentazione orizzontale. Chiamati così, perchè, il flusso d'acqua spingeva le pale del mulino in modo orizzontale (vedi schema)
schema mulino ad acqua
Il mulino ad acqua è una tecnologia antica, il suo impiego come macina del grano a origini medioevali, in quanto andava a sostituire i mulini a clessidra ( una macina orizzontale con un braccio in legno, spinto da animali) inventati dagli ingegnosi Romani.
I primi ad utilizzare questa tecnologia furono proprio  gli ordini religiosi e feudatari, che "costrinsero" alla comunità ad abbandonare la molitura domestica e utilizzare quella delle classi privilegiate, che , lungo i corsi d'acqua  e grazie alla loro disponibilità economica, erano stati costruiti. Le cronache del tempo sono ricche di testimonianze, anche scritte, di questa opera di costrizione nell'utilizzo dei mulini. Spesso questi mulini non erano facilmente raggiungibili, quindi, i contadini dovevano servirsi, di muli e percorrere mulattiere impervie, per raggiungere il mulino. Tutto questo si sommano le attese per poter molire il proprio grano.  Il mugnaio era colui che operava alla molitura, regolava la quantità di grano da molire in funzione del carico d’acqua e regolava la pressione da dare alle mole o macine in modo da ottenere una giusta granulosità della farina.
Vediamo come funzionava nel dettaglio: Quella del nostro video, sono due mulini uno sopra l'altro, non si sprecava nulla, ma il funzionamento era quello nel disegno. La vasca di raccolta serviva anche per regolare il flusso dell'acqua che andava accelerando lungo la torre e spingeva le pale, le quali legate da un palo. Nel locale sopra, c'era la macina composta con pietre di diametro variabile intorno al 1,50 mt ed erano opportunamente scalpellate con incavi disposti a spirale per favorire la fuoriuscita della farina. di materiale abbastanza dura, da non permettere la presenza, nella farina, di pulviscoli di pietra.  Un cono disposto al centro della macina conteneva il grano che ,per vibrazione, scende nell'occhio della macina e subisce il processo di molatura.



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