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Diario di Bordo: Vienna - Banska Štiavnica (Slovacchia) parte 2/2



Epilogo
4) La presenza degli amici mi induce a passare piú tempo con loro, cosí, anche a causa del meteo, riserveró Bratislava per la prossima volta. Prima del matrimonio, visito un pó Banska Štiavnica. Il paese non ha una specifica attrazione. Ci sono certo la chiesa principale, il nuovo e il vecchio castello e lo scenografico Calvario, appollaiato in cima ad una collina che domina il paese. Giá, 20.000 abitanti circa, Banska Štiavnica ha la fortuna di aver mantenuto inalterato il suo aspetto nel tempo. É il suo insieme che le dona grande fascino. Alle 15 inizia il matrimonio.

Prima peró andiamo a mangiare e, soprattutto, bere a casa di Jan. Finalmente, ci dirigiamo al comune. Tibor, un se-dicente ex-calciatore della nazionale cecoslovacca vincitrice dell'Europeo di calcio del 1976 (informazione non rilevata su internet) corre come un dannato e strombazza per avvisare il paese della celebrazione. Al comune, ci offrono dei dolci e il liquore alla prugna (hruska). Anche durante la celebrazione, gli sposi bevono e accendono una candela. Tutto molto commovente, ma non si lascia riso all'uscita e, per fortuna, neanche goulash. Al ristorante, si gettano dei piatti per terra e gli sposi devono raccoglierne I cocci mentre gli invitati cercano di allontanarli. Poi, si beve, si mangia e si balla senza un ordine preciso. Borowiczka, cotoletta alla milanese, hruska, si ballano canzoni slovacche. Verso sera si apre il buffet di carne e formaggi alla griglia ed al cartoccio. Si, dopo il pranzo. Verso mezzanotte, la sposa viene rapita e lo sposo deve andare a ritrovarla in uno dei pub del paese. Noi, nel frattempo balliamo e beviamo. Lasciato ogni freno inibitorio e imparato un pó di slovacco, facciamo le foto con gli sposi. Sono in condizioni pietose, io, non loro. Sono riuscito  a farmi macchiare giubbino, pantalone, giacca, camicia e cravatta. Una strage. Ci dedicano qualche canzone in italiano.

Ci stringiamo in un forte abbraccio e urliamo in coro per Toto Cutugno. Un ragazzo slovacco, visibilmente commosso dalla nostra performance, si avvicina a noi e mi dice che quando sente questa canzone comprende l'orgoglio di sentirsi italiano. Lo ringrazio. Non mi va di sminuirlo dicendogli la veritá. È solo l'effetto dell'alcool. Dopo qualche tentativo di emulare dirty dancing, cravatta in testa, alle 4 termina il tutto. All'indomani il tempo si riscopre inclemente. Faccio un'ultima passeggiata per Banska Štiavnica e visito il museo Laska.


L'Epicentrum Lásky v Dome Maríny è un museo sull'amore. È situato vicino al comune, nella casa che fu di Marina, figlia di un facoltoso imprenditore locale di primo ottocento che le vietó di sposare il poeta Andrej Sládkovič che, per la.frustrazione, scrisse il poema d'amore piú lungo al mondo a lei dedicato. Costo del museo, 12 euro


La visita è guidata. Si racconta la storia dei due e, pezzo forte, si arriva alla banca dell'amore dove ognuno puó decidere di associarsi al museo e comprare un cofanetto dove custodire un oggetto che descrive il proprio amore verso un'altra persona, non necessariamente il partner. Il pavimento è uno specchio e l'effetto è simpatico. Ottimo per le foto. Le coppie si.fanno le foto. La guida mi prende in giro perché sono da solo. Si finisce nel solito negozietto di souvenir dove le coppie possono misurare il loro reciproco amore. La guida m'invita a misurare l'amore verso me stesso. Esce un buon risultato. Tanto è scritto in slovacco. Il museo non vale il prezzo del biglietto. Pur essendo una furbata, è peró un piccolo must se si è da queste parti e si ha tempo. Piove, si torna a Vienna, anche se Jan avrebbe voluto un'ultima giornata a bere per regalarci una bottiglia di Borowiczka artigianale.  Me l'aveva promesso ma devo restituire l'auto. Cosí torno da Tatiana, riprendo l'auto dal suo parcheggio privato. La ringrazio e le dico che le faró una bella recensione su booking.

Se la merita. Sulla strada del ritorno, passo per Bratislava. La cittá è in piena espansione, grazie alla brevissima distanza da Vienna, di cui è, di fatto, una periferia perché ottimamente collegata. Immagino che molti siano a pendolari. Anche Budapest non è affatto lontana. Arrivato all'aeroporto di Vienna, lascio l'auto in men che non si dica. Alloggio al Moxy hotel, catena Marriott. Lo consiglio vivamente. Camere molto carine, giovanili e un passaggio coperto fino ai banchi d'accettazione dell'aeroporto, cosa molto comoda per me che ho il volo alle 6 del mattino e ci sono 8 gradi fuori. L'unico che a quell'ora mi fará compagnia sará un povero clochard che cammina sporco e seminudo per quell'area. Peccato, per questo brutto incontro con la realtá, anche in una cittá ricchissima come Vienna. Il viaggio termina qui. Rido da solo pensando a questo pazzo alcolico matrimonio slovacco.

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