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Cina e Tibet (eps. 6) Lhasa-Beijing

Cina e Tibet  (eps. 6)
Lhasa-Beijing




Giorno 7: 
Oggi è la giornata della buon educazione e della sinceritá. Salutiamo Lhasa di buon mattino anche se l'autista arriva comodamente con 10 minuti di ritardo. Tanto mica deve partire lui. In aeroporto, Lobsang ci accompagna fino ai controlli. Ce la facciamo. Aveva ragione. In 20 minuti facciamo biglietti e controlli e siamo al gate, quello sbagliato peró, perché Lobsang s'è confuso, ma fa nulla. Ci richiama dalla fila e andiamo a quello giusto. Kalii shu Lhasa, Niao Beijing. Resta il rammarico di aver vissuto sí un mondo mistico ma in una cittá che si scontra con la quotidianitá. Fatta di posti di controllo continui, per entrare ovunque, anche per I tibetani, ronde della polizia e dell'esercito, di una posizione predominante dei cinesi han, che posseggono quasi tutti I negozi, sui tibetani. Partiamo alle 9:20 con Air China e il volo arriva alle 13:15 a Pechino. Siamo separati, cosí chiediamo ad alcune persone di fare a cambio posto. Una signora risponde di no e che ha bisogno del posto a lei assegnato. Un signore ci dice candidamente che gli piace il posto suo, il terzo accetta ma si è confuso e ha sbagliato posto. Alla fine, peró, grazie a dei ragazzi, ci riusciamo. Ci viene servito anche il pranzo a bordo.

 Presi I bagagli e cambiati un pó di soldi ad un tasso sconvenientissimo, tant'è che cambio solo io, prendiamo l'Airport express(25 yuan), dal quale ho un primo assaggio di una cittâ che vuole essere futuristica, che ci porta alla stazione della metro di Dongzhimen, da qui facciamo la card per la metropolitana (50 yuan di cui 20 di deposito). Ma pur essendo in Asia, la metro di Pechino somiglia piú a Roma che a Tokyo. La fila è fantasiosa e io adotto le tecniche sperimentate sulla linea B della metro di Roma per non trovarmi in balia della folla. Si, ci assomiglia, se non fosse per la pulizia e la frequenza. Scendiamo a Qianmen (linea 2) e arriviamo al Beijing Hyde Courtyard, hotel  3 stelle sup. formato da case a corte. Molto caratteristico ma scadente per I servizi. Anche qui, al centro di Beijing, nessuno parla inglese. La camera è piccola e deludente. Chiedo di organizzarci l'escursione per la Muraglia domani, ma non offrono questo servizio. Neanche nel piú sperduto villaggio cubano o peruviano mi sono mai sentito rispondere cosí. Ci abbiamo messo 2 ore per arrivare all'hotel e cosí decidiamo di andare al Tempio del Cielo perché la programmata visita del palazzo d'estate sarebbe troppo risicata. Sará per domenica, dopo la cittá proibita (sigh). Dopo una passeggiata di 2,5 km arriviamo al Parco che ospita il tempio. Costo d'ingresso e visita ai siti (14+20 yuan).



Il tempio della preghiera per un buon raccolto è fantastico. Si tratta di un altare circolare colorato di blu-viola, dove l'imperatore (figlio del cielo) veniva a pregare per il raccolto. Si trova su di una base quadrata perché per loro il cielo è rotondo e la terra quadrata. Eretto nel 1420, distrutto da un fulmine e ricostruito nel 1889, secondo I dettami del periodo Ming. Chiediamo a delle persone di farci una foto insieme. Ci rispondono di no. Da lí passiamo alla Volta celeste imperiale, un tempio ottagonale del 1530 e ricostruito nel 1752, la cui forma riecheggia il tempio del buon raccolto.



È circondato dal muro dell'eco, secondo cui se uno parla verso il muro, anche bisbigliando, chi è dall'altra parte del muro lo sente. Proviamo. Ed è davvero così. Non crediamo alle nostre orecchie. Dopo visitiamo l'Altare circolare, coevo della Volta celeste, un altare su 3 ordini di marmo, basato sul numero 9 e I suoi multipli. Ma la bellezza del parco è anche nei suoi frequentatori che giocano con delle palle, o a carte, o semplicemente discutono o fanno fitness. Incontriamo anche il tipico vecchietto da antico plovelbio cinese. E poi prendiamo la metro per Wangfujing, la via gastronomica di Pechino. Entriamo mentre sentiamo cantare.



È uno spettacolo tradizionale e la voce soave è di un eunuco. Veniamo quindi travolti dagli odori, dalla folla, dalle urla dei venditori. Si vorrebbe provare ogni piccolo chioschetto anche se spesso non capiamo che vende. Alcuni sono evidenti, invece. È cosí che mi fermo al banco degli scorpioni, delle larve, dei ragni, degli scarabei. Mentre scatto la foto, Margherita compra due spiedoni di agnello e maiale (lamb e pork, ma dalla loro pronuncia sembra cat e dog). 35 yuan. Non mi sembra una buona idea, perché dopo, quando compreró per me lo scorpione, il venditore lo appoggerá proprio su quegli di agnello. Un cinese mi chiede se mangio quella roba. Ovviamente no e tu? Nononononono. Vedi che siamo a casa tua, eh? Margherita prende un altro spiedone di polipo. Nel frattempo, passa in continuazione una persona che trascina un secchio dell'immondizia e fischia per avere strada. Io mangio 2 noodles alla pechinese e andiamo via. Usciti dalla stazione, Margherita mi guida lei. Nel perderci, ci imbattiamo, tra gli hutong, in statue, una scuola di ballo e delle persone che giocano a badminton nell'androne di un palazzo. Per oggi basta cosí, domani cercheremo di raggiungere la Grande Muraglia di Mutianyu in autonomia.

Prossimo episodio
Cina e Tibet  (eps. 7)
Grande Muraglia di Mutianyu



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