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Cina e Tibet (eps. 3) Xining-Lhasa

Cina e Tibet  (eps. 3)
Xining-Lhasa

Giorno 3
Prendiamo il treno per Lhasa delle 20:30 dove abbiamo prenotato la cuccetta hard sleeper. Significa che passeremo 22 ore a stretto contatto con altre 4 persone. L'intoppo della scala mobile in stazione non è un buon presagio,ma in realtá tutto fila liscio. Non ci chiedono neanche I permessi per il Tibet. Sul treno, troviamo subito la cuccetta dove ci accoglie Liza, una turista canadese originaria di Hong Kong. Finiamo di sistemare le valigie quando arrivano 3 ragazze cinesi. Una con fare irritato ci dice che abbiamo sbagliato letto poi comincia a farci spostare le valige. Mi irrito abbastanza ma alla fine aveva ragione lei. Ora entra tutto e c'è spazio per I piedi. Le cinesi sono di Canton e quindi cominciano a parlare cantonese con Liza. 22 ore con loro sará una noia mortale, penso. E invece no, le cinesi hanno scorte di viveri in grado di offrire sostentamento per l'esplorazione dell'Antartide. Roba da far impallidire il boss delle cerimonie. E infatti mangiano in continuazione, soprattutto una. E ci offrono un gelato alla vaniglia. Ovviamente accettiamo. Liza nel frattempo fa a cambio con un ragazzo, la cui presenza sará impalpabile. So che avendo il letto piú in basso, devo consentire agli altri di sedercisi sopra durante il giorno. Ma con me avrá vita dura. Saró sempre steso, tant'è che gli tocca sedersi in corridoio. Scambiata qualche chiacchiera in inglese stentato con la cinese incazzosa. C'è del tenero tra noi, lo sento. Nel frattempo, il  controllore (ops, train manager) passa a ritirare I nostri biglietti, dandoci una carta. Le stazioni non vengono annunciate la notte e passa lui, omino per omino, a ridare I biglietti quando è il turno di scendere. Non posso dire che non siano organizzati.


Passata la notte con qualche affanno, nonostante l'ossigeno pompato nel vagone, I quasi 5000 metri si fanno sentire. Il mattino dopo, il paesaggio è molto bello. L'aria è tersa e quello che vediamo sono verdi e brulle distese immense con sullo sfondo montagne. Ogni tanto qualche yak. Superiamo alcuni fiumi, forse lo Yangzi tra questi, e laghi. Nel frattempo, la mattina arriva e faccio amicizia con le cinesi. Una, quando non mangia, russa e viceversa. Alla fine, scopriró che è quella che parla meglio inglese. Una parla solo cinese e ha la vestaglia di mia madre addosso. La terza, quella incazzosa, è innamorata di me. Prima mi offre un frutto che chiamano da zao. Mi ricorda la consistenza delle peschette acerbe,ma non è nè una mela nè una pesca. Il dizionario la traduce giuggiola.


Mi dicono che sono molto buone essiccate. Le ragazze sono colleghe di lavoro e si occupano di urbanistica a Canton. Faranno in tour di 10 giorni in Tibet. Mi chiedono perché non andiamo a Hong Kong. Rispondo che abbiamo poche ferie. Non potevo dire loro che in realtá preferisco la storia e I paesaggi ai grattacieli. La mia innamorata vuole farmi mangiare anche delle noci. Mi offrono altre da zao. Mi insegnano ad aprire e condire I miei noodles. A loro piacciono molto gli italian noodles. E I calciatori italiani. Ha le foto di Buffon, Baggio, Totti, Cannavaro, Maldini e Del Piero che peró a lei non piace perché picchia la moglie (dove l'ha letta questa poi, bah). La bella Italia calcistica che fu. Dice che le piacciono molto. Le dico che Cannavaro abitava vicino a me. Mi risponde che gli assomiglio. Visto?Nessuna puó resistere al mio fascino dopo una notte insonne. A me piace Maradona rispondo. Torna anche Liza. Ci chiedono del tour. Dovremmo fare piú giorni in Tibet. Eh bella ma io ho 2 settimane e vengo dall'altra parte del continente. Da buon buddista tibetano confido nella reincarnazione. Vedranno il Lago Namco, noi no. Dico scherzando di inviarci le foto. La mia morosa ne approfitta e mi chiede il contatto Wechat. Vedi Margherita cosa succede a dormire come un ghiro? Superati I 5072 metri del passo Nanggu-la, entriamo in Tibet (Qizang in mandarino).

Il treno porta 45 minuti di ritardo. Ma in realtá, arriviamo quasi in orario. Non avrei mai pensato di divertirmi tanto in treno. Cerchiamo Lobsang Nyima la nostra guida in Tibet, ma lui è fuori la stazione. Ci ritirano I passaporti e aspettiamo dalla polizia che ci chiede I permessi. Siamo gli ultimi e non ci fanno andare alla toilette. Finalmente, dopo mezz'ora vediamo Lobsang che ci accoglie con 2 sciarpe bianche tibetane.



Arrivati a Lhasa, 3600 mslm, il mal d'altura si fa sentire tutto. Decidiamo di fare una passeggiata verso la zona del Barkhor. Io ho la camminata sicura di Neil Armstrong sulla luna, mentre Margherita che, come sempre, sta meglio di me mi supera col passo spedito dell'ottuagenaria. Al mio confronto è Bolt. Infatti, le chiedo di non correre. Impieghiamo 2 ore per fare il giro dell'isolato, durante il quale riesco a malapena ad annuire. Il Barkhor peró è chiuso. Ci ritorniamo domani.





il prossimo episodio:
Cina e Tibet  (eps. 4) 
Due giorni Lhasa



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